A volte penso di essere troppo vecchio per un certo tipo di approccio nei confronti della vita.
Troppo vecchio per vestirmi Cyber, troppo vecchio per ascoltare il Tallo, troppo vecchio per i Fumetti, troppo vecchio per questo...
Ma pur sempre troppo giovane per andare a trans, come fa uno di mia conoscenza, o per drogarmi con roba più pesante di un Moods, o per impasticcarmi, rubare, tradire, mentire, pugnalare alle spalle, vivere un'esistenza grigia e infelice...
Francamente, non mi sono mai ritrovato al 100% in nessuna cultura, in nessun gregge. Io mi sento unico, e questa unicità delle volte mi fa volare. Delle volte invece, pesa su di me come un macigno.
"Pazzo", delle volte mi chiamano pazzo perchè tutto ciò che è diverso da uno standard non va bene.
Il patchwork non va bene. Mettiti un'etichetta e stroncatela nel culo.
Ah, è dura essere unici, sì. Per questo non mi vanno bene le persone comuni ma devo circondarmi di persone arrogantemente e superbamente insipide, come il sottoscritto.
Perchè, come diceva Gibson, di questi tempi per aspirare alla rozzezza bisogna essere molto raffinati.
O era il contrario?
Nella mia risata, che piace molto perchè è aperta e sguaiata, risiede un eco dell'ululato di Cerbero.
Non tutti lo sentono e fra tutti i prescelti dalla sorte solo alcuni hanno la consapevolezza e la lucidità per comprendere il tono di nero che c'è in uno scroscio argenteo.
Delle volte è bene (per certe menti ancora ingenue) che certi cancelli non vengano mai varcati. E' bene che gli Abissi profondi rimangono celati, con i loro mostri che esistono dal tempo della Creazione preclusi allo sguardo.
La Porta che non Deve Essere Aperta. Così ho deciso di chiamarla. Ma spesso, la curiosità risulta femminile e fatale. Quindi, celo il divieto dietro una maschera di banalità. Voglio tutelare le persone che preferiscono ignorare la Parte Nera.
Lo faccio per loro...
Ho promesso a me stesso che non sarei nuovamente caduto nella trappola dell'amicizia.
E' come fasciare una bruciatura quando un cuore sanguina gocce nere di bile.
Il processo è rapido: rimani impigliato con la manica in un ingranaggio perverso, e presto perdi le tue facoltà.
Da qui segue il purgatorio, la solita via percorsa da centinaia di passi polverosi, con i polpacci graffiati dai rovi e una triste luna che fa capolino in un cielo nero e smorto.
Vedo già le colonne del portale, strutture contorte che si alzano come grida.
Ma stavolta non entrerò.
Sono già stato punito nella Cattedrale del Dolore troppo a lungo.
L'esperienza guadagnata con dolore è più preziosa di un carico di spezie.
Non puoi offrire affetto disinteressatamente quando vorresti fosse tua.
Un breve tuffo nella realtà, per affondare nuovamente in questo Mare di Dirac.
I miei viaggi si fanno sempre più corti, il tempo si dilata e verrà il giorno in cui non tornerò più.
Adesso sono di nuovo vivo, ma eco di me stesso.
Avrei voluto chiederle dove stava, come potevo rintracciarla.
Lei è persa, ormai.
Io ritorno come un fantasma a tormentare i vivi, ricerco le sue tracce, non la trovo.
Mi quieto e affogo.
Con lei, un'altra fanciulla, sparita ormai.
Non mi resta che eclissarmi nuovamente.
Ancora una volta svanisco.
Pignatta bucata,
Esce energia.
Entra polvere.
Desiderio di vagare ancora
Nel Regno dei Sogni.
Sto silente:
Cielo luminoso
nell'assoluto
Pace notturna.
Il freddo che tutto blocca
Non gela la tranquillità
Che limpida scorre in vie misteriose.
Un vago rumore di una ventola appannata
Ridesta in me l'amore
Per Morfeo e la sua Stirpe,
Che presto raggiungerò
Per trovarmi davanti un sole freddo
E un cielo terso di Cirri.

Scappavi dalla vita.
Sfuggente e sgusciante,
Cambiavi paese e città.
Ma il Mostro ti ha raggiunto,
Divorandoti l'anima marcia
Come un larva infernale.
Alla fine lo sapevi
Che ti avrebbe ripreso,
Lentamente divorato
Godendo degli spasmi.
Potevi farti assassinare
Distesa sul tuo letto al buio,
Nella comodità di casa tua:
Ti saresti affannata meno.
Solo tanta voglia di correre,
Tra foto appese
Ad un muro scalcinato.
Lasciarsi dietro respiri e speranza,
Foglia che cade
Sulla strada bagnata.
Quando cambi partner,
Cambi anche immagine
Per sentirti più alla moda?
Cosa attaccherai a quel muro
Adesso che l'hai scacciata?
Te lo dico io: un pezzo di latta.
Il rancore che provi ti brucerà
Le tue ceneri sparse
Concime per fiori di pesco.
Porti lacrime e raccogli lutti.
I problemi si aggiustano,
Ma tu sei sordo.
Ripigliati.
Trovare nuovamente le parole per descrivere l'inquietudine è difficile, quando un semplice tocco cancella e annienta tutti i pensieri.
Bene, è un importante memento dell'inutilità dell'esistere. Di come tutto quello che si dice son parole e d emozioni che mutano nel Chaos.
Tuttavia, ciò mi fa adirare notevolmente.